Manglares de Tumbes: una scuola di vita in Perù

Alla frontiera tra Perù e Ecuador, nella transizione tra la zona ecuatoriale torrida e i deserti costieri, incontriamo un ecosistema unico: le paludi di mangrovie.

Il Rio Tumbes, uno dei principali fiumi che percorrono la piccola regione omonima, sfocia nel mare con una forza tale da trascinare con sé grandi quantità di terra, originando un intricato delta costituito da isole e canali (esteros): si dice che questi alberi rubano terra al mare. In realtà si tratta di un fenomeno regolato dalla fredda Corrente Peruana o di Humboldt e dalla calda Corrente del Niño, proveniente dal Golfo di Guayaquil (Ecuador), che in certi periodi dell’anno si equilibrano permettendo il deposito dei materiali trasportati dalle impetuose acque del Rio Tumbes e dalla acque più tranquille del Rio Zarumilla.

In questi sinuosi canali, dove si mescolano le acque salate dell’Oceano e quelle dolci del Rio, cresce tenace il mangle, la mangrovia (Rizophora mangle): caratteristica principale di questo bosco acquatico è il complesso sistema di radici aeree, che si diramano dal tronco o dai rami laterali e cadono al suolo per sostenere l’albero oltre che per trasportare il nutrimento e permettergli di respirare.

La vita di questo albero “anfibio”, dipende dall’apporto di energia e materia tanto dell’ambiente marino quanto di quello terrestre e la sua vita è regolata dal flusso delle maree. Quello delle maree è un fenomeno assolutamente unico, perché la loro frequenza nelle paludi di mangrovie è di quattro volte al giorno, a intervalli di sei ore.

Va detto che sono diverse le specie di mangrovie che popolano le isole di questo strano delta: lungo i bordi delle quattro isole maggiori – cui si affiancano isole di minor estensione – cresce il mangle rosso, le cui dimensioni sono maggiori del mangle salado e blanco che crescono nella fascia più interna dell’isola. E se ci spingiamo ancora verso l’interno, incontreremo un nucleo centrale, costituito da un’ altra formazione vegetale, il Bosco Secco Tropicale, caratterizzato da specie quali l’algarrobo (Prosopis spp.).

Negli anni ’60 fu messa in grave pericolo l’esistenza della mangrovia, la cui corteccia era usata nella lavorazione del cuoio, per tingere reti e tessuti e per estrarre il tannino utilizzato nell’industria farmaceutica.

L’altra minaccia per le mangrovie fu l’allevamento massivo di gamberi: le mangrovie cadevano a colpi di machete, per lasciar posto ai vivai in prossimità dell’acqua del rio; a ciò si aggiunse la depredazione delle larve dei gamberi, usate nell’allevamento, che portò con sé un progressivo impoverimento delle acque: si usavano metodi di estrazione che sterminavano altre specie acquatiche.

In un ecosistema tanto originale per la sua vegetazione, la fauna, soprattutto acquatica, è abbondante. La diversità biologica di questa piccola zona protetta è altissima ed è rappresentata da specie con un alto valore economico e alimentare. Il che ci porta a parlare dell’altro fondamentale protagonista delle paludi di mangrovie: l’uomo.

Infatti oltre alle 57 specie di uccelli (di cui 8 specie endemiche, cioè esclusive di questo habitat), al coccodrillo di Tumbes (Crocodylus acutus), ormai in via di estinzione e a 93 specie di pesci, popolano le acque dolci – salate di questo delta una ricca varietà di molluschi e crostacei, che hanno relazionato l’uomo a questo ambiente naturale tanto ricco quanto fragile.

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