Chiclayo: incontro tra il passato e il presente del Perù

Percorrendo la Panamericana Vecchia in direzione Chiclayo, attraversiamo una terra arida e desertica. La strada è un saliscendi soporifero che ricorda un quadro di Escher.

Del bosco che un tempo ricopriva questa sterminata pianura, rimane poco: gli unici alberi contorti e piegati dal vento che punteggiano l’orizzonte sono algarrobi o carrubi (Prosopis pallida), un vero e proprio miracolo della natura.

Il carrubo vive in terreni aridi e riesce a prosperare senza acqua, approfittando solo delle piogge abbondanti ma occasionali causate dal fenomeno del Niño. Le sue lunghe radici che crescono ad una velocità dieci volte maggiore della chioma, vanno in cerca della falda freatica e una volta incontratala, non hanno bisogno di ricevere acqua dall’alto.

Il legno durissimo dell’algarrobo fu impiegato nella costruzione di colonne di sostegno delle case e di parquet. I suoi frutti sono un alimento ricco in proteine, zuccheri, minerali, fibre e vitamina B. Dai suoi semi si possono produrre olio e farina per pane. L’estratto di algarrobina è un fortificante e un ottimo integratore alimentare, indispensabile per la sopravvivenza delle popolazioni locali e per il bestiame. Anche il legname del carrubo fu e continua ad essere impiegato come combustibile.

Questo “apparente” deserto è un ecosistema particolare chiamato bosco secco, perché, a differenza del bosco umido tropicale, riceve piogge occasionali, anche ogni sette o dieci anni.

La funzione del bosco secco è di impedire l’avanzamento del deserto, “catturando” il terreno grazie alle radici degli alberi e impedendo la salinizzazione del suolo, provocata da un aumento dell’acqua sotterranea.

Ma non è solo il carrubo a popolare questa fascia di terra situata di fronte all’Oceano Pacifico: grazie alla corrente di Humboldt questa zona è ricca di risorse; inoltre la presenza di isole di fronte alla costa e di una grande varietà di uccelli marini ha permesso la produzione del guano, un ottimo fertilizzante naturale.

Non va dimenticato che, come tutto il territorio andino, anche la costa Nord del Perù è stata soggetta a differenti cataclismi naturali, come terremoti alluvioni siccità e il conosciuto fenomeno del Niño. Non è cosa rara, per esempio, incontrare lungo uno dei nostri tragitti delle terrazze marine nel versante di una montagna, fenomeno spiegato a partire dai movimenti delle placche tettoniche.

….e l’uomo

Fu proprio in questo ambiente naturale che si svilupparono – e scomparvero – alcune delle civiltà pre-incaiche più interessanti d’America.

La chiave per comprendere le testimonianze a noi pervenute della loro cultura e religione, sta proprio nell’ambiente naturale in cui vissero: le piramidi, la loro ubicazione e i reperti in essi contenuti sono una chiara espressione del culto religioso e mitico che queste civiltà prestavano a elementi naturali che scandivano la loro vita e a volte determinarono la scomparsa della stessa civiltà. I sacerdoti erano coloro che, attraverso una serie di rituali, possedevano la capacità di relazionarsi con le divinità che erano elementi dell’intorno naturale.

Concordiamo pienamente con la interpretazione dell’Archeologo e Antropologo Alfredo Narvaez Vargas, tra i maggiori studiosi delle culture del Nord del Perù: un mare tanto prodigo, deserti immensi, oasi verdi e popolate di bestiame, montagne elevate dietro le quali sorge il sole sono contrasti che l’uomo, ha utilizzato e modificato, e di fronte ai quali si è piegato, spiegando gli enigmi, i poteri e gli attributi della natura attraverso la verità del mito.

LA CULTURA MOCHE: TUCUME O LA VALLE DELLE PIRAMIDI

Nella valle bagnata dal Rio de La Leche si stabilirono i Signori di Tucume, discendenti della civiltà Moche che visse in un periodo compreso tra l’era cristiana e il secolo VIII. Questi signori dovevano essere considerati quasi come semidéi per vivere in palazzi decorati con bassorilievi e decorazioni policrome, con gioielli e ornamenti, circondati da sacerdoti, amministratori, esperti artigiani e servitù.

Siamo di fronte al più significativo raggruppamento di piramidi di adobe (ndr. Tecnica di costruzione di edifici con mattoni di terra e paglia essiccati al sole, ancora oggi impiegata nelle zone rurali) della costa Nord del Perù (26 piramidi), che ricopre una superficie di 221.3 ettari.

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