Creta: uno scoglio sul mare

Sono le due di notte, siamo partiti ieri da Ancona con le nostre moto. Io con la mia Honda dell’86 e Luigi con il suo Dominator. Un viaggio che avevamo deciso da diversi anni e che solo adesso possiamo fare nonostante Simona abbia con sè i libri dell’università. Diminuire volume e peso sono il tema di questo viaggio. Da cornice le solite incazzature con la propria ragazza che si porta sempre troppe cose.

La preparazione del viaggio è la cosa più difficile: stivare mercanzie utili e inutili. Questa notte si preannuncia in bianco. Vi è nell’ovattata stanzetta della lussuosa nave dell’Anek trovata all’ultimo momento in cambio delle scomode poltrone, un baritonale russare di un tizio con il quale dobbiamo condividere questo pertugio per la notte; un largo corridoio adiacente ad una rampa di scale poco frequentata. La nave dell’Anek sembra appena uscita da un cantiere, lussuosa ed efficiente, una delle più belle mai prese.

Mentre scrivo sono distratto continuamente dal roco russare di questo russo ubriaco. E’ circa mezz’ora che fischio per attenuare il suo rumore, poi alla fine mi alzo e gli do dei colpettini con il piede, poi divengono calci ma lui niente. Il concerto continua. Questo il prezzo da pagare per chi non ha trovato posto in cabina.

Quando meno me l’aspetto arriva un altro omone dell’est al quale cerco di fargli capire che il suo amico sta esagerando. Quest’ultimo in russo gli dice qualcosa poi mi guarda compiaciuto ma neanche lui ottiene niente, all’improvviso da lontano osservo partire un mega sberlone in faccia all’ubriaco, questo si sveglia immediatamente, prova a mettersi in piedi ma cade per terra a mo di vacca vicino ai nostri piedi, poi si rialza lasciando le ciabatte lì e se ne va..lo rivedremo il giorno dopo sul ponte con un altro paio di scarpe. Intanto alle 4 del mattino noi quattro lacrimiamo dal ridere. Questa è la prima scena surreale del viaggio.

Dopo cinque ore di sonno per le 9:00 siamo in piedi e dobbiamo sgombrare il corridoio per esigenze del personale. Alle 14:00 arriviamo a Patrasso e sotto un caldo infernale arriva la prima incazzatura. Luigi ed Io a malapena riusciamo a governare le moto, sono troppo cariche ed il baricentro è troppo in alto, non parliamo poi di quando Luigi apre il bauletto che ingenuamente aveva affidato a Sonia: è pieno zeppo all’inverosimile!

Il beautycase straborda, si intravede una bomboletta di schiuma per capelli e un paio di scarpettine con il tacco eleganti, vietatissime a quei veterani motociclisti austriaci e tedeschi dai quali dobbiamo apprendere stile e passione per la moto; ma io non sono da meno con 2 pacchi di fotocopie e un libro di Procedura Penale, nonchè pinne e maschere. Siamo tutti già incazzati e partiamo, la paura di Luigi di addormentarsi in moto lenisce, osserviamo lo stretto di Corinto come un flash, quando ce ne accorgiamo è già passato. In 3 ore arriviamo al Pireo. Finalmente entriamo nelle nostre prime cuccette, conviene dormire, domani alle 6:30 saremo a Chania (in greco, hani).

19
La piccola Anek ci sputa fuori nevroticamente alle 6:30 nel porto di Souda. Spaesati subiamo la prima cara colazione nel piccolo pittoresco porticciolo di Chania. Spendiamo 10 milalire per una pasta e un caffè. Per le 10:00 siamo a Falassarna, una stupenda baia con una splendida spiaggia. Mi immaginavo un’isola più calda, ai livelli della Tunisia visto che siamo vicini al meridiano di Djerba. Per fortuna questa parte ovest non è affollata e gli italiani non sono numerosi. Con la moto scendiamo in una spiaggetta affollata più che altro da un turismo locale.

Provo per la prima volta la tenducola che artigianalmente mi ero progettato e costruito (con l’aiuto di mio padre) prima del viaggio usando un arco di una tenda ad igloo e un telo (3m x 2m) e 3 picchetti, il risultato è un igloo sventrato a metà. Per adesso, un lieve vento la gonfia rendendola abitabile. Il risultato è soddisfacente. Per la notte troviamo due camere per 2 persone a 8000 dracme cadauna (circa 24.000 a testa). Ceniamo al piccolo porticciolo con di polipo e orata ai ferri e insalate greche (entreranno per 16 giorni nel nostro patrimonio genetico).

Abbiamo trovato il paradiso, un posto che non dimenticheremo mai, Balos a pochi chilometri da Falassarna, si percorre un pezzo di strada asfaltata che diventa una pista. Poi si procede a piedi, scavalcando il monte, per circa 30 minuti su di un sentiero che poi diviene scalinata. Già dall’ alto sembra di vedere la laguna blu.

La sabbia è bianca a tratti rosa e l’acqua è cristallina. Rimaniamo tutto il giorno a molcerci nell’acqua bassissima e calda di questa piscina naturale di acqua salmastra. Gli unici inconvenienti sono dati: 1) dall’onnipresente catrame, dovuto alle rotte petrolifere, che si condensa in grumi neri come sassi o che si incaglia nella roccia formando delle orrende mutilazioni della natura e 2) dalla stupidità dell’uomo che si concretizza e manifesta deturpando l’ambiente lasciando immondizie (ancora poche) in giro per la spiaggia. Ma l’acqua è veramente calda e l’atmosfera Caraibica.

Verso le 19:00 risaliamo in 40 minuti la scalinata, torniamo alle moto e ci dirigiamo alla domatio (casa in greco) per cucinare per noi e i nostri amici proprietari, spaghetti al sugo di pomodoro. Ma i calcoli sono errati, per un chilo e mezzo di pasta 500 grammi di pomodoro sono pochi, in più la pasta è un pò scotta.

Nonostante tutto serviamo loro un ottimo piatto, per loro gli spagetti (come li chiamano) sono abituati a mangiarli scottissimi e con sopra una montagna di formaggio..sacrilegio!!! Loro ci offrono insalata greca e un pò di carne di manzo (che Luigi non assaggia per paura della mucca pazza), il tutto annaffiato da un vino dolce, tipo vinsanto, non prima di aver bevuto a stomaco vuoto (ma mai rifiutare per mancanza di rispetto) il rak, la grappa locale.

Siamo stanchi e vogliamo andare a dormire senza mancare loro di rispetto, ma nel più bello arriva un nugolo di parenti con una torta. Non possiamo trafilarcela, facciamo parte di loro in questo frangente, e i nostri bicchieri sono già pieni di ouzo e rak. Parliamo, ridiamo, gli occhi di Simona si chiudono, Sonia per la stanchezza inizia a parlare una nuova lingua mista a greco e arabo.anche lei è partita!! Scherziamo e ridiamo ancora, il più è fatto, andiamo tutti a dormire.

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